Di colesterolo alto ne sentiamo parlare tutti i giorni e anche della sua associazione alla dieta. Tuttavia, ci sono moltissime cause indipendenti dalla dieta per le quali il colesterolo può essere alto. In questo articolo vorrei appunto approfondire tutte le cause extra-dieta che possono determinare un aumento del colesterolo totale, dell’LDL (colesterolo cattivo) e dell’HDL (colesterolo buono), in modo che se soffri di questo problema tu possa avere le chiavi per capire cosa c’è a monte e di conseguenza scegliere la terapia più adatta (integrativa, farmacologica, dietetica o sportiva!).

Punto 1. La concentrazione del colesterolo nel sangue è variabile. E anche parecchio.

La concentrazione del colesterolo nel sangue varia, di settimana in settimana, di giorno in giorno, di ora in ora. Prima di allarmarsi per un valore insolitamente alto sarebbe opportuno ripetere le analisi.

Ci sono tuttavia tutta una serie di ulteriori considerazioni da fare sui fattori che possono influenzare le concentrazioni di colesterolo (totale, HDL, LDL, ecc) nel sangue. Vediamole.

  • Fluttuazioni ormonali. Se sei una donna  e vedi che i tuoi livelli di colesterolo sono un po’ diversi dal solito non ti devi preoccupare, può essere successo semplicemente perché il prelievo è stato fatto in due momenti differenti del ciclo mestruale.
  • Fluttuazioni ormonali importanti. Problematiche ormonali importanti spesso determinano una fluttuazione importante dei livelli di colesterolo. Nelle donne affette da PCOS (sindrome dell’ovaio policistico) i livelli di colesterolo sono spesso alterati (LDL più alto e HDL più basso). Anche la gravidanza è una condizione nella quale si possono vedere aumenti del colesterolo. Anche la menopausa, caratterizzata da importantissimi cambiamenti ormonali per la donna, è associata ad un aumento dei livelli di colesterolo. E’ inoltre importante sapere che a partire dalla menopausa il rischio di cardiopatia per la donna inizia ad avvicinarsi alle statistiche maschili. Prima della menopausa le donne hanno una percentuale di rischio di problemi cardiaci molto bassa, ma all’età di 80 anni il rischio di cardiopatie coronariche è sesso-indipendente. Questo è importante da sapere se ci approccia ad una qualsiasi dieta in età pre-menopausale: sappiate che cambiamenti nei livelli di colesterolo e del rischio associato a patologie cardiache è probabilmente correlato al cambiamento ormonale e non alla dieta in sé.
  • Fame. L’aumento del colesterolo può anche essere dovuto all’aver portato il proprio corpo “alla fame”, come avviene per esempio nei casi di anoressia.  E’ importante capire che a volte chi utilizza diete drastiche lo fa perché alla ricerca di un modo per migliorare il proprio stato di benessere e già vive l’attenzione per il cibo come una ossessione, talvolta abbinandoci una attività fisica estenuante che porta l’organismo alla “fame”. In questi casi va ovviamente trattato il disturbo del comportamento alimentare per vedere il colesterolo tornare nella norma.
  • Dimagrimento. Un aumento dei livelli ematici di colesterolo può essere sintomo di eliminazione di grassi, soprattutto se è in atto un dimagrimento (magari anche rapido). In questo caso i valori del colesterolo sono un segno che il nostro corpo sta guarendo dal danno metabolico della dieta moderna, non un segnale che qualcosa sia andato, o stia andando, storto. La dieta moderna (dei paesi industrializzati) ha contribuito alla comparsa di una patologia denominata Steatosi Epatica Non Alcolica (non-Alcholic Fatty Liver Disease, NAFLD) nella quale depositi di grasso in eccesso intorno al fegato ne impediscono il corretto funzionamento. Questo grasso si può formare a causa di diversi fattori, ma uno dei più importanti è la carenza di colina, un nutriente essenziale che ironicamente si trova proprio in alimenti ricchi di colesterolo, come il fegato e il tuorlo d’uovo. Quando si inizia una dieta, si inizia con essa anche un processo di eliminazione dei depositi di grassi in eccesso che nelle fasi iniziali finiscono inevitabilmente nel flusso sanguigno. Quindi, se state seguendo una dieta e state perdendo peso, un eventuale aumento del colesterolo può non dipendere dalla dieta. Per una interpretazione corretta aspettate almeno 6 mesi dallo stabilizzarsi del peso prima di eseguire le analisi per il vostro profilo lipidico.

Punto 2. Un aumento del consumo di grassi saturi non determina un aumento del colesterolo.

Nell’articolo che potete trovare qui, Stephan Guyenet analizza tutta una serie di studi riguardanti il possibile problema e non trova correlazione (se non in uno solo degli studi analizzati) tra grassi saturi inseriti con la dieta e livelli di colesterolo ematico. Tuttavia quello che è certo è che alcune persone verificano di fatto un aumento dei valori di colesterolo quando iniziano a consumare più grassi saturi nella dieta, perciò procediamo con l’analisi.

Punto 3. Un aumento del consumo di colesterolo con la dieta non determina necessariamente un aumento colesterolo ematico.

Una cosa importante da sapere è che il colesterolo è un costituente fondamentale delle membrane cellulari. E’ la quantità di colesterolo presente in alcune membrane cellulari, o in alcuni punti di esse, a determinare la fluidità del doppio strato lipidico che le costituisce. Questo effetto è di fondamentale importanza per il signalling cellulare e per lo spostamento o l’immobilizzazione di molte proteine di membrana oltre che per la stabilità della membrana stessa.

Proprio per questa funzione fondamentale per la vita la quantità di colesterolo totale presente nel nostro organismo non può essere regolato solo dall’intake dietetico: il 75-80% di esso è prodotto dal nostro organismo. In genere, quando si introduce più colesterolo con la dieta il nostro organismo attua un meccanismo di compensazione (detto meccanismo di “feedback negativo”) per cui produce meno colesterolo. Per questo motivo in media il 70% della popolazione non vede grossi cambiamenti nel colesterolo ematico in seguito ad un incremento dell’intake alimentare. Il restante 30% della popolazione attua comunque dei meccanismo per i quali ad aumento dell’LDL segue un aumento dell’HDL per mantenere la proporzione costante.

Punto 4. Cinque motivi per cui il colesterolo può essere più elevato del solito

Ho racchiuso in una infografica i 5 motivi per i quali ci possono essere importanti variazioni del colesterolo ematico.

5 ragioni per le quali il tuo colesterolo aumenta (1)

  • Seguire troppo a lungo una dieta a basso contenuto di carboidrati. Gli scienziati non concordano tutti su questo punto, ad ogni modo sembrerebbe che bassissimi contenuti di carboidrati nella dieta determinino un abbassamento dell’insulina e questa diminuzione comporti una diminuzione della conversione di T4 a T3 (forma attiva a livello cellulare dell’ormone tiroideo). Questo meccanismo sembra essere governato da un principio di “risparmio energetico”, infatti a livello cellulare il T3 incoraggia le cellule a consumare energia e nutrienti. Pertanto una forte diminuzione dei carboidrati, interpretata dal nostro organismo come carenza di risorse, porterebbe ad una diminuzione del T3 per risparmiare risorse. Il T3 è responsabile anche della stimolazione alla produzione dei recettori cellulari per le LDL, che svolgono il loro lavoro sequestrando l’LDL ematico e importandolo nelle cellule. Qui potete trovare degli approfondimenti interessanti su questo dibattito di Paul Jaminet. Per concludere questo quadro bisogna comunque dire che molte persone non sperimentano questo problema e che comunque anche diete a basso contenuto di carboidrati spesso prevedono l’utilizzo di radici e tuberi e a volte anche riso, oltre che frutta e verdura, perciò non possono essere considerate Very Low Carb Diet. Il problema va invece approfondito nel caso si segua una dieta very low-carb.
  • Diminuzione della funzionalità tiroidea. Questo punto riguarda accuse che sono state mosse ad alcuni approcci dietetici particolari, come la Dieta Paleo o le Perfect Health Diet.  In realtà, c’è da considerare il fatto che molte persone soffrono di ipotiroidismo subclinico: non sono perciò consapevoli dei problemi alla tiroide fino a che la transizione alla dieta Paleo non li evidenzia. In questi casi la dieta Paleo più che un problema è una risposta! Infatti, dal momento che glutine, infiammazione e disfunzioni metaboliche sono i più importanti fattori scatenanti per le problematiche tiroidee la dieta Paleo rappresenta una delle migliori terapie a lungo termine disponibili. Inoltre, in questo senso la dieta Paleo risulta anche molto utile nel portare alla luce gli ipotiroidismi subclinici per poter agire di conseguenza nella terapia. Abbiamo già visto nel punto precedente come agisca la diminuzione dei carboidrati sulla funzionalità tiroidea e soprattutto sulla quantità di T3 attivo a livello cellulare. Ci sono però altri due fattori dietetici che possono contribuire alla diminuzione della funzionalità tiroideagli alimenti gozzigeni e la carenza di iodio. Nel primo caso stiamo parlando di alimenti soprattutto della famiglia delle crucifere (colza, cavoli, rape, crescione, rucola, ravanello, rafano), ma vi rientrano anche altri alimenti. Di solito questi alimenti non rappresentano un problema, ma in caso di ipotiroidismo subclinico, o fattori predisponenti, possono diminuire la produzione o l’attivazione dell’ormone tiroideo. La soluzione è quella di diminuirne il consumo puntando ad altri ortaggi e verdure. Nel caso della carenza di iodio, dobbiamo invece considerare che molti prodotti industriali contengono sali iodati e il passaggio ad una dieta Paleo li esclude. Tuttavia, sono ricchi di iodio i frutti di mare e le alghe marine che sono alimenti più che concessi in questa dieta, oppure è possibile valutare l’integrazione con il proprio specialista di fiducia (in questi casi l’integrazione non deve mai essere autonoma, ma sempre valutata con un specialista che escluda possibili cause autoimmuni).
  • Carenza di micronutrientiMicronutrienti come il rame, lo iodio, il selenio e la colina sono di fondamentale importanza per il controllo del colesterolo. La carenza di rame è correlata sia all’aumento del colesterolo, sia all’aumento del rischio di patologie cardiovascolari. Qui e qui trovate due approfondimenti sul tema. Dello iodio abbiamo già parlato, ma ad esso si aggiunge anche il selenio, altro micronutriente importante nella funzionalità tiroidea. La carenza di selenio determina una diminuzione della produzione del recettore per LDL, probabilmente attraverso un meccanismo che coinvolge la tiroide e il T3 cellulare. Anche la carenza di colina è collegata ad aumento di LDL nel sangue, come discusso ampiamente qui da Paul Jaminet. Ricordo tuttavia, che discreti contenuti di colina si trovano in frattaglie e tuorlo d’uovo, alimenti che di solito vengono banditi proprio quando il colesterolo è alto e si colpevolizza la dieta!

Ci sono anche delle cause non alimentari che possono determinare ampi aumenti del colesterolo, e sono le ultime due dell’infografica.

  • Patologie autoimmuni della tiroide. La più frequente è la tiroidite di Hashimoto e anche laddove questa non sia diagnosticata vi può comunque essere una problematica autoimmune. Nel coadiuvare il trattamento di queste patologie la dieta ha sicuramente un impatto notevole e ad oggi esistono numerosi protocolli dietoterapici per affrontare il problema.
  • Ipercolesterolemia familiare. Le persone affette da ipercolesterolemia familiare, presentano delle mutazioni genetiche che determinano un malfunzionamento dei recettori per LDL, di cui abbiamo già visto l’importanza. In questo caso l’aumento di colesterolo determinato da regimi dietetici non adatti è reale, perché queste persone non possono metabolizzare normalmente il colesterolo. Alcune  terapie potrebbero essere l’integrazione di ormoni tiroidei o iodio (per aumentare l’attività dei recettori) o l’assunzione di antiossidanti (per prevenire l’ossidazione delle LDL), ma in questo caso sarà lo specialista a guidarvi.

Per concludere possiamo pertanto dire che: se cambiando dieta notate un aumento del colesterolo LDL, ricordare che questo fenomeno è sintomo di qualcosa e prima di colpevolizzare la dieta dovreste indagare a fondo su tutte le cause possibili.

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