Nello scorso articolo sul pesce ti ho dato alcune dritte affinché tu possa selezionarlo in maniera corretta.

Non ti ho in realtà detto quale sia il beneficio sul tuoorganismo del mangiare pesce, ovviamente non di allevamento o perlomeno da allevamenti in acquacoltura sostenibili.

In questo articolo ti racconto di un intervento che ho tenuto presso RC Therapy, centro di Fisioterapia e Medicina Sportiva di San Donà di Piave con il quale collaboro ormai da tre anni e con il quale organizziamo serate a tema informative per la popolazione.

In quell’occasione abbiamo parlato di alimentazione e dolore quindi come si possa attraverso l’alimentazione agire anche sul dolore cronico, soprattutto derivante da patologie come artrite, artrosi, artrite psoriasica, ma anche fibromialgia e altri dolori cronici.

La strada del dolore

Il dolore si scatena seguendo un certo percorso. Si parte dal trauma o dalla malattia la quale causa infiammazione che a sua volta porta ad una risposta immunitaria a seguito della quale si sviluppa un segnale di avvertimento che è il dolore.

Se il dolore persiste significa che l’infiammazione non si placa e può arrivare a portare alla lesione dell’organo colpito e alla perdita della sua funzionalità.

Con la dieta puoi agire a livello dell’infiammazione andando a modulare la risposta infiammatoria e immunitaria e facendo in modo da calmare anche il dolore.

L’infiammazione viene spesso individuata come un fattore cattivo. Tuttavia per il tuo organismo essa costituisce in realtà informazione. Come per la trasmissione di ogni informazione servono dei mezzi: degli ormoni chiamati eicosanoidi, di cui fanno parte le prostaglandine, i leucotrieni, e i trombossani.

Possiamo a spanne suddividere gli eicosanoidi in due tipologie, quelli buoni e quelli cattivi. Gli eicosanoidi buoni diminuiscono l’infiammazione, mantengono la consistenza del sangue, migliorano la circolazione e proteggono lo stomaco. Gli eicosanoidi cattivi favoriscono l’infiammazione, addensano il sangue, de primo non la risposta immunitaria e costringono i vasi sanguigni.

Ma perché ti parlo di eicosanoidi buoni e cattivi? Come puoi vedere dall’immagine, semplificata rispetto alla realtà ma comunque esemplificativa, puoi vedere che dagli acidi grassi omega 6 si ottengono eicosanoidi proinfiammatori mentre dagli acidi grassi omega-3 si ottengono eicosanoidi antinfiammatori.

Per la produzione di entrambe le tipologie di eicosanoidi serve un enzima particolare chiamato ciclossigenasi-2, per gli amici COX-2. È su questo enzima che vanno ad agire i farmaci antinfiammatori non steroidei.

Come potrai ben capire i farmaci antinfiammatori non steroidei deprimono entrambi i percorsi: tolgono quindi il dolore, ma impediscono la naturale modulazione dell’infiammazione. Riuscire a bilanciare il rapporto tra omega 6 e Omega 3 a monte è in realtà ciò che fa la differenza nel modulare l’infiammazione, e il dolore che ne deriva, direttamente con l’alimentazione.

La convivenza tra Omega 3 e 6

Il rapporto ideale tra Omega-6 e Omega-3 consigliato è tra 2:1 e 4:1 mentre nella popolazione italiana è tra 10:1 e 13:1. Lo squilibrio tra acidi grassi Omega 3 ed Omega 6 lo possiamo considerare una patologia del benessere.

Sembra quasi un ossimoro parlare di patologie del benessere, ma in realtà sono patologie derivanti dal fatto che oggigiorno hai a disposizione qualsiasi tipo di alimento tutto l’anno, con però il contrappasso da pagare che riguarda molto spesso la qualità degli alimenti che mangi.

Nelle due immagini che seguono trovi i le maggiori fonti di Omega 3 e gli Omega 6 come. Mentre gli Omega 3 sono molto ricchi in alcune tipologie di oli vegetali e nel pesce, gli Omega 6 sono più ricchi nella maggior parte degli oli vegetali e in alcune proteine di origine animale. Se controlli bene, nella lista degli Omega-6 non compaiono molti cereali.

Potrebbe quindi risultare difficile capire il perché dello sbilanciamento del rapporto tra Omega 3 e Omega 6, nell’alimentazione odierna.

In realtà dobbiamo tenere in considerazione che il problema principale, come già ti ho detto, è un problema di qualità degli alimenti. La maggior parte dei prodotti industriali, siano essi biscotti, pane in cassetta, preparati per dolci, cibi precotti, ecc. ecc., nascondono molto spesso una concentrazione di oli vegetali ad alto apporto di omega 6 che non ti rendi conto di assumere con la tua alimentazione normale.

La qualità del cibo che mangi è determinante

La qualità è quindi l’unico vero problema nella scelta dell’alimento in una dieta antinfiammatoria. Molto importante da considerare è il modo in cui viene cresciuto l’animale. Abbiamo visto che in genere le proteine hanno un basso apporto sia di Omega 3 che ti omega 6, tranne per il pesce che è ricco di Omega 3. È molto importante e però che tu comprenda che la qualità dell’alimento ne determina anche il contenuto in queste due tipologie di acidi grassi.

Negli allevamenti vengono Infatti utilizzati insilati e mangimi secchi ad alto tenore di cereali, oli vegetali e leguminose come la soia. Questo determina un aumento delle fonti di Omega 6 in quello che l’animale mangia.

L’utilizzo di insilati determina nell’animale un aumento della produzione di omega 6 e di acido arachidonico, esattamente come avviene nell’organismo umano.

Come ti ho mostrato, queste molecole spostano la bilancia infiammatoria verso l’infiammazione e verso la recrudescenza del dolore.

Lo stesso discorso che facciamo per il pesce vale anche per la carne: c’è una differenza tra la carne cosiddetta Grass-fed, quindi di animali che possono pascolare liberi e si nutrono solo di erba, e la carne di animali Grain-fed, cioè animali confinati in recinti che si nutrono di grano.

Nel primo caso la carne risulta più magra e succosa grazie al maggior contenuto di acqua, è ricca di Omega 3, vitamina B6 e Beta carotene, e contiene meno colesterolo.

Nel secondo caso la carne risulta più grassa e meno su cosa, ingrassata con grano o mais sottoprodotti, ha un contenuto in colesterolo più alto e il consumo regolare non è consigliato in una dieta corretta.

Nell’immagine puoi notare come diminuisce velocemente la percentuale di Omega 3 nella carne prodotta con diete a base di cereali dopo un tot di giorni di alimentazione con cereali.

Lo stesso identico discorso vale ovviamente anche per il pesce: quando parliamo di pesce allevato si presenta lo stesso identico problema della carne.

Le granaglie non sono l’alimento di cui si nutre normalmente il pesce, d’altra parte avete mai visto un pesce uscire dall’acqua e andare a servirsi in un campo di grano?

È importante quindi assicurarsi per il pesce che se si tratta di allevamento, sia un allevamento in acquacoltura nella quale non si utilizzano granaglie.

Nel caso di dieta antinfiammatoria il cambio dello stile di vita e dello stile alimentare, l’introduzione di pesce di qualità superiore e di carne di qualità superiore, possono non essere sufficienti fin dal principio.

L’integrazione di Omega 3

Per questo motivo molto spesso vengono consigliati gli integratori di Omega 3 che possono essere estratti a partire da semi oleaginosi o da olio di pesce. E’ molto importante anche in questi casi verificare le certificazioni dell’azienda che produce gli integratori.

Due importanti certificazioni sono:

  • Certificazione FOS (Friends of Sea)
  • Certificazione IFOS (International Fish Oil Standards)

La certificazione FOS riguarda la presenza di EPA e DHA nel prodotto mentre la certificazione IFOS certifica l’assenza di metalli pesanti e che gli omega-3 siano integri e metabolicamente attivi e non nocivi.

L’integrazione di Omega 3 è fondamentale per spostare rapidamente la bilancia infiammatoria in caso di dolore cronico. Ed è un integrazione alimentare riconosciuta dalla comunità scientifica per esempio nel trattamento dell’artrite reumatoide a dosaggi molto superiori rispetto al normale dosaggio consigliato.

Gli Omega 3 svolgono un ruolo molto importante non solo nell’infiammazione ma anche nel mantenimento della salute cerebrale.

Infatti, gli Omega 3 avendo hanno come funzioni principali:

  • la capacità vasodilatatoria
  • la fluidificazione del sangue
  • la prevenzione dei disturbi cognitivi
  • l’effetto protettivo sulla degenerazione tipica della terza età
  • la capacità di migliorare l’umore in caso di depressione

Bassi livelli di Omega 3 nel sangue riducono le capacità cognitive, ma l’alimentazione e l’integrazione possono aiutare a contrastare questo tipo di problema.

Consumare più pesce può non essere la soluzione: consumare pesce di migliore qualità invece lo è!

Come ti ho indicato nella Prima parte sul pesce , esercitati nella lettura delle etichette e nella scelta del pesce corretto, ne trarrai un beneficio di salute che ti permetterà di vivere meglio e più a lungo.

E nel caso tu abbia un qualsiasi problema o malattia infiammatoria, di carenza di memoria, concentrazione, attenzione e anche nei casi di depressione, ricorda di integrare anche degli Omega 3 di ottima qualità per avere un beneficio immediato!

E ricorda che siamo disponibili per consulenze on line sulle tue esigenze specifiche di integrazione, contattaci cliccando qui!

 

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