Le Riflessioni di una psyco-nutrizionista nascono dall’aver constatato che nel nostro ruolo di biologi ci troviamo sempre più spesso a vestire i panni dello psicologo, nonostante non sia il nostro lavoro! Con queste Riflessioni voglio scherzosamente, ma a volte neanche troppo…, approfondire alcuni aspetti del difficile rapporto professionista della nutrizione – paziente.

Eccoci in un nuovo anno… anno nuovo, ma problemi vecchi e riflessioni sempreverdi!

Quest’anno mi è stata data la possibilità di tenere una lezione nel corso per professionisti del Metodo Apollo: un corso nel quale l’intento è di formare professionisti (medici, farmacisti e biologi) all’approccio integrato per il trattamento della psoriasi, una patologia che solo in Italia colpisce quasi 3 milioni di persone, di cui l’84% si dice insoddisfatto delle cure (fonte Ansa, articolo originale disponibile qui). L’importanza di ascoltare il paziente, analizzare profondamente la sua anamnesi e nel contempo confrontarsi e chiedere aiuto anche ad altri professionisti per il bene del paziente è la base del Metodo.

Ti è mai capitato di andare da un professionista sanitario per un problema, fare 5 minuti di visita, uscire con una prescrizione e poi… appena esci renderti conto che non gli hai detto una cosa importante della tua salute… ma non dovevi essere tu a ricordarlo, doveva essere lui a chiedertelo?!

A me è capitato, diverse volte. Ma io ho una formazione che mi permette anche di individuare le informazioni che possono essere importanti per portarle in evidenza se il professionista che ho di fronte si dimentica (o non ha voglia) di farmi una anamnesi corretta. Per la maggior parte delle persone non è così, sono solo informazioni, cose che sono capitate, malesseri in un mare di cose che capitano ogni giorno, non necessariamente importanti.

Ma torniamo a noi, poi capiremo l’importanza di quando detto.

Il mio intervento ha un titolo accattivante: Immunologia dell’esclusione e perché dei “senza”. In questa lezione dovrei spiegare le basi immunologiche per le quali alcuni alimenti devono essere esclusi dalla dieta dei pazienti affetti da psoriasi, cioè come il nostro sistema immunitario, in caso di predisposizione genetica, risponde ad alcune componenti presenti nei cibi e come questa risposta alterata determini sia l’innescarsi della patologia, sia le sue periodiche recrudescenze.

Quando Paolo Antolini, fondatore del Metodo, mi ha affidato questo compito, ero entusiasta… poi a mano a mano che studiavo, tiravo fuori review, case reports, studi e gli articoli si ammucchiavano disordinatamente sulla mia scrivania ho pensato “ma in cosa mi sono cacciata…“. La presentazione che ho consegnato è il sunto di quasi 200 pubblicazioni che partono dagli ’70 e arrivano ai giorni nostri, ma non sono certamente tutte quelle che avrei potuto leggere sull’argomento. Ogni articolo ha la sua bibliografia e una persona come me vorrebbe leggere tutto, studiare tutto, perché ogni cosa sembra parziale e incompleta altrimenti.

Veniamo al dunque.

Per tutto il tempo che ho passato a fare ricerche ho pensato…

Ma come fa chi inventa un protocollo dietetico e lo spaccia per il toccasana di tutti i mali ad essere così convinto delle proprie idee? Come si fa a non tenere in considerazione la persona che si ha di fronte, la sua anamnesi, la sue difficoltà, i suoi gusti, la sua cultura, le sue scelte etiche (o meno)  nel decidere che quel protocollo, quelle indicazioni, vanno bene anche per lei? Come si fa a non tener conto del fatto che il materiale di studio è praticamente infinito e non sia possibile sapere tutto neanche di un argomento piccolo piccolo? Perché chi si promuove come sostenitore di una unica soluzione per tutti i mali non si sente come me, perso di fronte ad un oceano di nozioni che evolvono e cambiano di giorno in giorno e che devono essere applicate in modo estremamente personalizzato e non equivalente per tutti?

Ho provato due sentimenti, due emozioni, così contrastanti nascermi dentro. L’ammirazione e la pena.

Provo ammirazione per chi ha un ego così smisurato da potersi porre come portatore della verità assoluta. Di quella verità che applicata un po’ a tutti non perde la sua autenticità. Quella verità che non importa se hai la psoriasi o il cancro o un semplice mal di testa o solo qualche chilo di troppo: quella verità risolverà i tuoi problemi per sempre.

Questi che scrivono libri e pubblicano articoli “Vivi fino a 120 anni con la dieta del limone” “Dimagrisci per sempre con la dieta del brodo” me li immagino come una sorta di divinità che va in giro con la fiaccola olimpica e uno stuolo di seguaci, con coroncine floreali, che sparge petali di rosa. Ho questa immagine in testa che per me li rappresenta.

Certo magari poi in piccolino, in qualche punto del libro o dell’articolo, c’è la nota stropicciata

“rivolgiti sempre al tuo medico, questi sono solo consigli!”

Nota che dai più viene tranquillamente ignorata perché, dopotutto, chi me lo fa fare di andare a perdere tempo dal medico se con un bicchiere di acqua (tiepida) e limone (biologico, eh) bevuto tutte le mattine divento immortale?

Allo stesso tempo ho provato pena. (Un po’ per me che dovevo studiare una pila non indifferente di materiale). Tanta, ma proprio tanta, invece per i portatori di verità assolute. Ho provato pena perché non sanno cosa si stanno perdendo. Nel portare avanti la loro battaglia de “il mio va bene per tutti” si sono dimenticati che siamo tutti diversi, che ciò che funziona con una persona può peggiorare la situazione per qualcun altro. Si sono dimenticati di aggiornarsi, di studiare, di cercare, si sono dimenticati di fare quello che dovrebbe fare uno scienziato. E si sono dimenticati di ascoltare le persone. Si sono dimenticati che bisogna fare domande ed è necessario ascoltare le risposte.

E’ davvero paradossale constatare, nella pratica di tutti i giorni, che le persone sono più propense a credere alle verità assolute che a mettersi in discussione ed ad analizzarsi nel profondo.

“Ma dottoressa ho letto nel libro di Tizio che se faccio una settimana di dieta del brodo perdo i chili per sempre, quindi perché devo fare così tanta fatica a fare la dieta, io non ho tempo, a me il brodo è comodo!”

“Dottoressa su internet ho trovato un articolo interessante che dice che con il colore dei miei occhi non posso mangiare i cibi verdi perché mi fanno male, me li toglie dalla dieta, vero?”

Ci sarebbe un libro da scrivere solo sulle richieste assurde che si poggiano su assunti assurdi.

Tuttavia non credo che la colpa sia solo dei nostri pazienti. C’è una ridondanza di informazioni davvero preoccupante, ma più preoccupante è il fatto che molte di queste informazioni arrivino da “esperti” del settore, professionisti o meno.

Vi rivelo un segreto che molte persone non conoscono (sennò che segreto sarebbe…). C’è un modo, studiato da almeno un centinaio di anni, fatto per entrare con uno scritto (o un audio) nella testa delle persone e spingerle a comprare una determinata cosa o a credere in una determinata cosa.

Si chiama Copywriting, per gli amici Copy. Tecniche di scrittura studiate appositamente per coinvolgere il lettore, trascinarlo all’interno del problema, mostrargli la gravità, incutere paura mostrando poi il sollievo nell’applicare la soluzione proposta: il tutto senza che il lettore si renda conto della manipolazione a cui sta andando incontro. Sono il mercato attuale e il marketing che impongono l’utilizzo di queste strategie. E tutto va bene finché la strategia porta ad acquistare una stufetta grande come il palmo della tua mano che ti scalda tutta casa in 10 minuti e senza gravare sulla bolletta della corrente… mal che vada non funziona e non scalda bene come dovrebbe, ma perlomeno non si è fatto male nessuno.

Ma come la mettiamo quando il Copy aggancia un paziente diabetico promettendo che potrà smettere le sue terapie (perché hanno effetti collaterali bruttissimi e devastanti) e guarire per sempre dalla sua malattia? Il Copy messo in atto è a dir poco fantastico, brillante, arguto. Porto il paziente ad avere il terrore non della sua malattia, ma dei farmaci che assume per trattarla. Una volta instillato questo terrore, dal cappello tiro fuori LA SOLUZIONE, il segreto che tutte le multinazionali tengono nascosto, quello che nessun altro ti dirà mai! E il gioco è fatto. E la salute è spesso persa. Qui trovate un esempio del Copy a cui mi riferisco: se scorrete con attenzione troverete la fatidica nota “The Big Diabetes Lie does not replace medical advice” (il libro “La grande bugia del diabete non sostituisce il consiglio medico”), ma ormai chi la legge più, tanto si è presi dal voler scoprire questa soluzione definitiva?

Non c’è etica nel fare questo e non c’è scienza.

Quando si studia Copy (io ho iniziato a studiarlo 9 mesi fa) viene ampiamente ribadito il concetto che dietro ad un buon Copy ci deve ovviamente essere la qualità (e la veridicità) del prodotto, dell’informazione o del servizio erogato. Solo che quando si inizia a fare Copy e si vedono i risultati viene anche voglia di utilizzarlo per scopi più remunerativi e meno etici. Cosa che, ripeto, non fa grossi danni quando voglio vendere la stufetta che scalda casa senza consumare corrente, ma può causare davvero problemi importanti quando tento di vendere una soluzione alternativa per la cura di una patologia.

Non è possibile fare appello all’etica e al buon senso dei portatori di verità assolute che fanno le loro incursioni in TV, nei media e in libreria. Provo pena per questo, provo pena per l’intera nostra categoria in certi momenti e in certe giornate.

Resta solo da fare appello al buon senso delle persone, o meglio, al tuo buon senso, perché se sei arrivato fin qui con la lettura sei probabilmente una persona che mette in discussione sé stessa e ciò che sente dire.

Perciò, se soffri di una qualsiasi patologia e vuoi aiutarli con l’alimentazione:

  • ricorda che tu sei diverso da qualsiasi altra persona su questo pianeta: la soluzione che si è dimostrata efficace per il figlio del panettiere può non andare bene per te
  • diffida dai professionisti che non fanno domande: conoscere te e la tua anamnesi è il lavoro più importante e delicato
  • diffida dai prestampati e dalle diete che vanno bene per tutti: se sei in salute ci puoi anche provare, ma se hai una patologia trattala con il dovuto rispetto
  • leggi e informati con spirito critico: leggi tutto se vuoi, anche i libri ridicoli, anche quello della dieta del brodo che ti fa dimagrire per sempre, ma sii sempre critico, poniti domande e cerca risposte affidabili
  • ti confido che una corretta alimentazione non può risolvere tutto: a volte è necessario l’intervento di altri specialisti e altri professionisti, diffida da chi non vuole che tu senta alcun altro parere.

La soluzione non è quasi mai un portone gigantesco, ma spesso una porticina in fondo ad un percorso tortuoso e tu devi andare in fondo al tuo percorso e trovare la tua!

 

 

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