Le Riflessioni di una psyco-nutrizionista nascono dall’aver constatato che nel nostro ruolo di biologi ci troviamo sempre più spesso a vestire i panni dello psicologo, nonostante non sia il nostro lavoro! Con queste Riflessioni voglio scherzosamente, ma a volte neanche troppo…, approfondire alcuni aspetti del difficile rapporto professionista della nutrizione – paziente.

 

In questi anni in cui mi sono dedicata sempre più alla libera professione di biologo nutrizionista mi sono resa conto di quanto sia importante fornire ai miei pazienti strategie e mezzi per riuscire ad attuare con più successo i cambiamenti necessari per ottenere dei risultati a lungo termine.

Forza di volontà, motivazione, sacrificio, rinuncia… sono termini che spesso e volentieri sento abbinati alla parola “dieta”. Molto più raramente vi sento associati termini come consapevolezza, conoscenza, comprensione. Eppure è qui che si gioca la differenza tra una percorso che avrà successo e uno che invece avrà buone probabilità di fallire.

Quindi oggi ti parlerò della bilancia della consapevolezza.

Ma la spiegazione di questo strumento parte un po’ da lontano.

Ieri sera sono rientrata dalle ferie e sono passata a trovare dei cari amici. Ci siamo concessi un paio d’ore di chiacchiere del più e del meno, anche se l’argomento che ha fatto da padrone riguardava le relazioni di coppia.
Cinque anni fa, in questo esatto periodo, avevo 28 anni e iniziava la fine della relazione sentimentale più lunga della mia vita: quasi dodici anni, inclusi tre e mezzo di convivenza e la costruzione di una casa. Una relazione nella quale non ero propriamente felice e di sicuro non ero contenta, ma che, nonostante tutto, si era trascinata avanti tra alti e bassi per un tempo decisamente lungo.

All’epoca avevo appena aperto l’erboristeria e il primo studio professionale, non avevo contatti con i miei genitori e sebbene potessi ritenermi estremamente fortunata per tutto il supporto datomi dagli amici e da mia sorella, devo ammettere che non mi sono mai sentita così sola in vita mia come in quei mesi. Avevo deciso di aprire un’attività, avevo aperto due mutui a cui in breve se ne sarebbe aggiunto un terzo… e invece di andare tutto per il meglio… il mio mondo stava crollando rimettendo in discussione tutte le scelte che avevo fatto!

Mi ci è voluto un anno intero per vedere le cose in prospettiva e capire che la vita aveva ancora tante opportunità da offrirmi. E mi ci è voluto fino a ieri sera per capire delle cose che in questi cinque anni ancora non avevo chiarito con me stessa.

Il clou del discorso ieri sera verteva su “perché restiamo in una relazione anche quando non siamo né felici né contenti?”

Questa è una domanda che non si applica in realtà solo alle relazioni di coppia.

Magari ti sarà capitato di essere scontento del lavoro che fai, di detestare quella collega così antipatica, di non sopportare l’amico scroccone o quel compagno di squadra che non ti passa mai la palla, di odiare i tuoi suoceri o quei conoscenti che hanno consigli non richiesti per migliorare qualsiasi aspetto della tua vita (che magari è apposto così com’è).

Ti sarà capitato di guardarti allo specchio e di non essere contento di quello che hai visto, di sederti a tavola pensando di mangiare leggero e per poi ricadere nell’ennesima esagerazione, di sentirti un reietto quando nella tavolata di amici tu vorresti mangiare diversamente e tutti ti giudicano.

Tanti, troppi, sono i momenti in cui ti puoi sentire non proprio felice e un poco scontento.

Alberto Moravia, ne “Gli indifferenti”, scrisse: “Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia”.
Non so a te, ma quando leggo questa frase (dal contenuto bellissimo indubbiamente) a me parte la risatina isterica.

Basta aprire Google e ogni giorno si possono leggere storie di persone che hanno mollato tutto per cambiare la propria vita: hanno abbandonato una relazione soffocante per trovare l’amore della loro vita due minuti dopo o hanno lasciato il lavoro per girare il mondo diventando blogger che guadagnano viaggiando o hanno preso in mano in modo drastico la propria alimentazione perdendo 100 kg e completando la prima maratona della propria vita…

La realtà è che sono casi rari. Per ogni decisione di cambiamento che si voglia prendere ci sono vincoli, responsabilità, senso del dovere e spesso valutazioni economiche da fare.

E poi c’è la paura del “dopo” e del nuovo. A volte restare in una condizione di parziale infelicità o scontentezza è comunque una garanzia. Magari sei scontento ma un po’ ti ci sei abituato o magari ti ritrovi a pensare che, rispetto al non sapere cosa potrebbe succedere prendendo una decisione drastica, la tua situazione non sia poi così male, insomma c’è sempre di peggio oltre che di meglio!

Pensa ad una persona, potresti essere tu o un tuo familiare o un tuo caro amico o un conoscente, scontento del proprio lavoro, che si lamenta dei colleghi, della paga irrisoria, delle ore extra, dei viaggi lunghi… probabilmente tu per primo gli avrai consigliato di cambiare lavoro! Ma vale sempre la massima “sai quel che lasci non sai quel che trovi”.

Magari nella valutazione di un nuovo impiego, con un nuovo datore di lavoro, nuovi colleghi, nuove mansioni, lo stress nell’immaginare tutto quello che potrebbe andare storto gli fa rivalutare la situazione e lo porta a concludere che “dopotutto non sto poi così male dove sono”.

La paura di non potercela fare, la paura di essere giudicato dagli altri per le proprie scelte, sono sicura che abbia bloccato anche te nel prendere decisioni importanti.

Cinque anni fa la decisione di troncare non fu mia. Per quanto io fossi scontenta, viveva in me in barlume di speranza che le cose sarebbero potute migliorare, che sarebbero potute cambiare e che finalmente sarei stata felice. Aspettavo sempre che succedesse qualcosa: prima ho pensato che la convivenza avrebbe cambiato le cose, poi ho pensato l’avrebbe fatto un nuovo lavoro, poi ho pensato che la casa nuova avrebbe stravolto tutto… e invece niente. La parziale infelicità era sempre uguale e io ero sempre cieca. Mi ero talmente adattata alla situazione che pensare di cambiarla mi richiedeva molte più energie che attuare davvero un cambiamento radicale. La paura di quello che sarebbe stato dopo e la paura di essere sola mi portavano a concludere che tutto sommato non stavo poi così male e che sì le cose sarebbero potute andare meglio, ma anche molto peggio e quindi non era il caso di lamentarsi più di tanto.

Tutti mi dicevano “ma sì… sei giovane, bella, sei forte, sei in gamba e intelligente… un altro lo trovi schioccando le dita”. Tutti, me compresa, sorvolavano sul fatto che ho un caratteraccio, che sono ipercompetitiva, con uno spiccato senso del dovere verso il lavoro inculcato fin da piccina, che tutto sommato sono quella che si definirebbe “una scassa maroni”. Tutti volevano vedere gli aspetti positivi, nessuno voleva valutare gli aspetti negativi. E così avevo contribuito a trascinare quella situazione per anni.

Dopo quel drastico cambiamento mi ci è voluto ancora tempo per iniziare ad unire i puntini.

All’università ero molto brava, non lo nego. Il mio obiettivo non era quello di passare ore e ore sui libri (ore che non avevo in quanto pendolare e lavoratrice nell’azienda agricola & agrituristica di famiglia), bensì quello di capire le cose.
Sapevo che se avessi speso anche un’ora di più a comprendere e capire davvero un qualsiasi processo o una qualsiasi formula non avrei avuto poi problemi a memorizzarla e a farla mia. Così, appena capivo il perché di una cosa difficile magicamente mi si apriva un mondo, come se tutto fosse proprio lì alla mia portata. E nello studio per me è ancora oggi così.

Nello studio, appunto.

Ma nella vita?

Nella vita mi sto rendendo conto ora di quanto importante sia la consapevolezza in ciò che si fa. Cioè capire realmente perché vuoi o non vuoi fare una cosa, imboccare una determinata strada, scegliere A invece di B.

Essere consapevole significa anche pesare l’impatto che la tua scelta può avere non solo sulla tua vita, ma anche sulle persone che ti stanno intorno, su quelle che per te contano di più e su quelle che contano di meno. Significa valutare le “cose belle”, che sono quelle che ti spingerebbero a fare LA scelta, ma anche le “cose meno belle”, che sono quelle che possono poi riportarti alla vecchia strada determinando un nulla di fatto.

Ecco perché ho iniziato a “fare bilance”

Non le faccio per ogni cosa, ma per le scelte più importanti.

Cosa ci vuole a fare una bilancia? Pff… probabilmente ti viene da ridermi in faccia. Posso capirlo. Ma se avrai la pazienza di continuare a leggere e la voglia di comprendere come questo strumento ti possa essere utile vedrai che ti ritroverai in mano uno strumento davvero prezioso.

Fare una bilancia non è semplice.

Mettere sui piatti tutto (ma davvero tutto) richiede un’esplorazione di sé stessi molto profonda. Utilizzare questa strategia per orientarti nel prendere una decisione ti richiederà di metterti a nudo, sviscerando anche le tue paure più profonde, anche quello che non hai molta voglia di affrontare perché è meglio se sta sepolto tra stomaco e polmoni (anche se ogni tanto ti fa venire l’acidità o rende il tuo respiro più affannoso…)

Sono qui per parlarti non di una bilancia qualsiasi, anche se il principio lo puoi applicare a tutto, ma della bilancia del cambiamento alimentare. Questa ha lo scopo di farti capire che cos’è per te la dieta, quali sono i vincoli e gli ostacoli che potrebbero portarti al fallimento, quali sono le reali motivazioni che ti spingono su questo percorso e in fin dei conti anche quali possano essere le tue probabilità di successo.

Intraprendere una dieta o un percorso di rieducazione nutrizionale non è una scelta banale. Significa cambiare: le tue abitudini (per esempio nel fare la spesa o nel cucinare), a volte le tue relazioni interpersonali (pensa all’amica che quando viene a sapere che ti sei messo a dieta si fa una risata e dice “A dieta? Tu? Ahahah) , il proprio modo di vedere il cibo, di interagire con esso e molto, molto altro.
Questa enorme mole di cambiamenti (di cui solo in parte sei consapevole quando inizi) è spesso deleteria: si stima che più dell’80% delle diete fallisca (ma le stime sono le più svariate, c’è chi dice anche il 90% o più).

E perché succede questo?

Per i motivi che ti ho spiegato parlando della mia relazione finita: a volte anche se non sei del tutto felice o contento, restare nella tua zona di comfort ti permette di non prenderti rischi e ti fa concludere che tutto sommato non stai proprio male così.

Il che significa che se magari devi rinunciare alla pizza perché la tua patologia lo richiede, ma gli amici insistono e tu non sai cosa fare, se non hai la consapevolezza di ciò che stai facendo, finirai per cedere alla pizza e ti dirai “eh, non posso mica rinunciare a tutto, dopotutto da domani mi rimetto e sistemo le cose”.

Peccato che non tutto sia “sistemabile”, soprattutto quando la dieta viene intrapresa per il controllo di una patologia o i chili da perdere siano tanti con anche rischi per la salute.

Ed è il motivo per cui molti pazienti arrivano da me quando hanno già avuto un infarto o una diagnosi di diabete o di steatosi epatica… perché fino a prima del “patatrac” tutto sommato le cose non andavano poi così male.

Ma, credimi, vorrei aiutare meglio e di più tutti i miei pazienti se solo me ne dessero realmente la possibilità.

Veniamo al dunque.

Dovresti compilare questa bilancia se:

  • hai intenzione di intraprendere una dieta o un percorso di rieducazione alimentare
  • sei già a dieta, ma non sei più motivato come all’inizio e ti stai arenando
  • segui una dieta per tenere sotto controllo una patologia ma nonostante i risultati ti sembra di vivere in una prigione
  • ti sei reso conto che la dieta per te è un periodo limitato della tua vita fino al raggiungimento dell’obiettivo, ma non la senti tua e una volta raggiunto il traguardo vedi che ti aspetta un grosso buco nero

Bene, partiamo.

I piatti della bilancia sono due: il piatto PRO cambiamento e il piatto CONTRO cambiamento.

IL PIATTO PRO

Nel piatto PRO risalta l’obbiettivo della tua scelta di cambiamento, per esempio:

  • finalmente perderò peso
  • risolverò la mia psoriasi (o la mia steatosi epatica o smetterò di prendere la pastiglia per colesterolo, ecc. ecc.)
  • tornerò come quando avevo vent’anni
  • risolverò i miei problemi gastrointestinali
  • finalmente sgonfierò le gambe e potrò mettermi quella gonna e quelle scarpe che giacciono nell’armadio da tempi immemori

Insomma, ci dovrai mettere il motivo che ti spinge in primis a valutare l’idea di metterti a dieta.

Ma questo motivo non è spesso sufficiente. Può anche farti raggiungere l’obiettivo, ma non è detto che te lo faccia mantenere nel tempo.

Per questo è importante rafforzare il piatto PRO con TUTTI gli altri aspetti positivi della cosa, che dovrai valutare attentamente rispetto alla tua situazione.

Per esempio:

  • organizzerò meglio la spesa e questo mi consentirà di risparmiare e sprecare meno risorse
  • posso incentivare anche i miei figli (il mio compagno, i miei genitori…) a seguire una dieta sana, posso perciò prendermi cura di loro e della loro salute anche sotto questo aspetto
  • imparerò a conoscere gli alimenti e le loro implicazioni in termini salutistici
  • imparerò a non farmi fregare dalle multinazionali imparando a leggere le etichette
  • presterò più attenzione ad imballaggi e qualità degli alimenti contribuendo a migliorare la mia impronta ecologica
  • proverò a fare la spesa in maniera diversa e in negozi diversi, conoscendo nuove realtà e anche nuove persone
  • qualsiasi altra cosa ti venga in mente e abbia un valore positivo per te.

Nel piatto PRO potranno anche esserci anche cose del tipo:

– sarà solo per un breve periodo
– ogni tanto potrò sgarrare
– poi quando raggiungo il mio obbiettivo faccio una festa…

E’ giusto scrivere tutto quello che ti viene in mente.

IL PIATTO CONTRO

Su questo piatto va messa ogni cosa che rema contro di te. Tutto, ma proprio tutto.
Probabilmente la prime cose che ti verranno in mente sono:

  • dovrò rinunciare ai dolci (o agli spritz o ai tramezzini, insomma alle cose che ti piacciono di più…)
  • dovrò rinunciare ad uscire con gli amici
  • spenderò dei soldi che potrei utilizzare per qualcos’altro
  • mi toccherà organizzarmi in modo diverso

Ci sono tuttavia altri aspetti importanti da valutare che sono quelli che in realtà pesano di più su questo piatto e che riguardano l’impatto della dieta sulle relazioni interpersonali. Dico che sono importanti perché sono le difficoltà che più spesso mi vengono evidenziate dai pazienti, ma che inizialmente sfuggono alle loro considerazioni.

Eccone alcune:

  • dovrò cucinare il doppio (nel caso in cui la persona si occupi anche dei pasti dei familiari)
  • quando uscirò con gli amici dovrò giustificare le mie scelte
  • sarò oggetto di scherno/prese in giro/lamentale da parte di familiari, amici, conoscenti
  • con i pranzi di lavoro/pranzi in mensa sarà impossibile seguire la dieta a lungo termine
  • il mio compagno è un mangione e insisterò perché mangi anche io quello che non posso
  • alla fine so come dovrei mangiare, ho solo bisogno di “un cane da guardia”
  • alla fine basterebbe mangiare di meno e più verdura, non ho bisogno che me lo dica una persona che devo pagare

Come avrai capito ci sono tantissimi aspetti da valutare. Molte sono le giustificazioni che prima o poi verranno fuori e ti indurranno ad abbandonare la dieta: metterle subito nero su bianco ti permette di comprendere quanto peso esse abbiano realmente sulle tue scelte.

Ecco fatto, la bilancia è compilata. E quindi? Cosa succede ora?

Forse ti ho lasciato pensare per un attimo che una volta compilata la bilancia sarebbe stato tutto immediatamente chiaro. Magari basta vedere da che parte hai scritto più cose per capire quale piatto pesa di più ed infine decidere se vale o meno la pena intraprendere il percorso nutrizionale.

In realtà è adesso che inizia il lavoro ancor più serio.

Capire quali strategie adottare per spostare un’argomentazione dal piatto CONTRO al piatto PRO

Anche in questo caso posso farti solo degli esempi, la tua situazione personale la conosci solo tu davvero fino in fondo e io sono qui per darti una spintarella verso la presa di consapevolezza.

Se sei un mio paziente e farai questo esercizio potremo poi confrontarci insieme e studiare le strategie più utili alla buona riuscita del percorso a lungo termine.

Vediamo insieme l’analisi di alcune delle argomentazioni CONTRO.

“Dovrò rinunciare ai dolci (o agli spritz o ai tramezzini, insomma alle cose che ti piacciono di più…)”

No, non dovrai rinunciare. Imparerai a gestire gli extra e a capire quando è possibile farsi una concessione e quando invece questa è insensata. Pensa al tuo maglione preferito: morbido, profumato e con quella lavorazione davvero particolare, è proprio il tuo preferito! Tuttavia non lo metti d’estate con 40°C all’ombra perché per quanto bello ti farebbe sudare fino a star male…

“Spenderò dei soldi che potrei utilizzare per qualcos’altro”

Al fatto che spenderai dei soldi non vi è un rimedio diretto. La realtà è che quei soldi li stai risparmiando: su futuri farmaci e/o visite mediche, sulla tua spesa che effettuata in maniera più organizzata ti permette di evitare gli sprechi, potrai ricevere informazioni e contenuti di valore dal professionista che ti segue senza dover pagare un “plus”, risparmiando su corsi di formazione e libri di testo/divulgazione che probabilmente non leggeresti perché giustamente non è il tuo lavoro.

“Dovrò cucinare il doppio (nel caso in cui la persona si occupi anche dei pasti dei familiari)”

In questo caso ti dovrai chiedere se c’è la possibilità di attuare dei cambiamenti anche nell’alimentazione dei familiari. Valuta la possibilità di una tavola rotonda: la comunicazione è di fondamentale importanza, così come la consapevolezza. Cerca di far capire ai tuoi familiari l’importanza della tua scelta e come da essa possano trarne beneficio anche loro, rendili partecipi del tuo percorso. Non essere impositivo, ma non lasciare neppure che gli altri ti schiaccino.

Prova ad applica il cosiddetto nudging che è un controllo soft del comportamento, una spinta gentile nella giusta direzione. Fai trovare più spesso in casa gli alimenti sani, se hai bimbi piccoli gioca con loro con la regola dei bollini semaforo: bollino verde si può consumare sempre, bollino giallo solo occasionalmente e bollino rosso “attenzione, non così spesso!”. Prova a combinare gli ingredienti che compongono il tuo pasto con quelli dei familiari per orientarli verso delle scelte più salutari e più in linea con il tuo percorso.

Non è affatto facile e non voglio sminuire il problema, ma sono strade che vanno tentate per riuscire ad attuare dei cambiamenti a lungo termine. Ricorda che per uno o due mesi puoi importi di cucinare 3-4 piatti diversi per ogni pasto, poi alla fine rischi di demordere e di rinunciare al tuo percorso.

“Alla fine so come dovrei mangiare, ho solo bisogno di “un cane da guardia”

Questa è una affermazione che ho sentito diverse volte, per fortuna non troppo spesso in quanto mi urta un bel po’. Un po’ infastidisce il fatto di essere paragonata ad un cane da guardia, per quanto intelligente possa essere il cane in questione, molto di più infastidisce l’implicito rintuzzamento della figura professionale. Io non sono qui per “controllare” ciò che fanno i miei pazienti, il mio ruolo è quello di guidare, insegnare, accompagnare in questo percorso difficoltoso. Già questo articolo mi allontano dal ruolo di cane da guardia.

Ti faccio capire meglio. Se tu fossi un ladro e incontrassi un cane da guardia nella villetta che vuoi svaligiare probabilmente scapperesti. Quello che non faresti è sederti con il cane a discutere sull’immoralità del gesto di rubare o sulle motivazioni che ti hanno spinto a diventare un ladro. Il cane da guardia non ti può comprendere e non può aiutarti a prendere consapevolezza della tua situazione per farti fare delle scelte differenti. Ti terrorizza e basta. Ma tu non smetterai di rubare, solo cercherai una villetta senza cane da guardia.
Questa argomentazione CONTRO è molto forte ed è necessario riflettere a fondo su di essa (se l’hai messa sul piatto) perché anche la relazione che instaurerai con il professionista che ti segue è fondamentale affinché il tuo percorso di cambiamento abbia successo.

“Sarò oggetto di scherno/prese in giro/lamentale da parte di familiari, amici, conoscenti”

Come prima, sentiti libero di parlare della tua scelta con le persone a cui tieni veramente, mentre degli altri non ti deve importare l’opinione. Chi ti vuole bene davvero può capire che ti stai prendendo cura di te stesso e ti motiverà a farlo e ti sosterrà quando avrai dei cedimenti.

Chi ti si para contro facendo di tutto per farti demordere non è probabilmente una persona che ti vuole davvero bene. Qui si sfocia nel campo molto delicato delle relazioni di coppia, familiari e d’amicizia. Quello che ti consiglio, con tutto il cuore, è di parlarne: cerca di spiegare il tuo stato d’animo, di far comprendere quanto sia importante per te quello che stai facendo e quanto siano forti gli aspetti che hai messo sul piatto PRO. Non c’è persona che ti voglia bene che non sia in grado di capire quanto tu gli esprimi con il cuore in mano.

“Con i pranzi di lavoro/pranzi in mensa sarà impossibile seguire la dieta a lungo termine”

Diciamo che invece seguendo un percorso dietetico (per qualsiasi motivo) imparerai a gestire anche queste situazioni. Imparerai a capire quale sia il “meno peggio” tra i piatti disponibili, cosa scegliere a seconda del luogo in cui ti fermi a mangiare, quali siano gli abbinamenti corretti e quali quelli da evitare, imparerai anche come mangiare a tavola per saziarti meglio e gustare quello che mangi ovunque tu sia. Imparerai a gestire i pasti nutrizionalmente scorretti (perché magari non avevi alternative) bilanciando il resto della giornata o della settimana. Insomma, questa argomentazione CONTRO è forse tra le più deboli.

Sarà importante che tu rifletta anche sulle tue argomentazioni PRO, rafforzandole nel tempo.

Tieni la bilancia in un cassetto, scrivici sopra i tuoi appunti, le tue note, e tirala fuori ogni volta che quale nuova argomentazione rischia di farti abbandonare il percorso oppure lo rafforza.

Ricorda di SCRIVERE.

Mettere nero su bianco permette ai tuoi occhi di vedere e al tuo cervello di fissare nella memoria. Non lasciare i tuoi pensieri al vento, prima o poi vengono meno.

Qui trovi la bilancia che di solito uso io, non so perché ma mi piace proprio questa immagine, tuttavia su google ne trovi di ogni colore, forma e dimensione.

Puoi compilarla anche usando diversi colori se vuoi far risaltare le argomentazioni più forti di uno o dell’altro piatto o quelle su cui ritieni di dover lavorare con più dedizione o sulle quali potresti avere bisogno di aiuto per studiare una strategia.

Non posso far altro che augurarti buon lavoro e buone riflessioni!

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